Vittorio Marelli Nessun commento

Seppur riteniamo di essere sempre razionali nelle nostre decisioni è importante essere a conoscenza di alcuni aspetti comportamentali tipici dell’essere umano.

Normalmente il nostro comportamento, nel prendere le decisioni (sia che esse siano finanziarie o di altro genere), è basato su “comparazioni”.

Siamo costantemente alla ricerca della “miglior soluzione” (soprattutto incentrata sul breve termine) da ottenersi col “minor sforzo” possibile.

Le influenze esterne ai nostri processi decisionali, nonostante tendiamo a ritenere di essere “non influenzabili”, incidono spesso molto nelle nostre decisioni finali.

Uno degli esperimenti comportamentali più famosi e di immediata percezione fu svolto in relazione ad una campagna abbonamenti alla rivista “The Economist”.

Nell’esperimento si proposero prima 3 possibilità di sottoscrivere un abbonamento (di cui una non razionale e di solo “disturbo”)

  • $59 usd per usufruire del solo abbonamento digitale (possibilità scelta dal 16% delle persone)
  • $125 usd per usufruire del solo abbonamento cartaceo (opzione di disturbo che ottenne lo 0% delle preferenze)
  • $125 usd per usufruire sia dell’abbonamento digitale che dell’abbonamento cartaceo (grazie all’opzione di disturbo di cui sopra, pensando in termini “comparativi”, questa opzione è stata scelta dall’84% delle persone).

E’ stato successivamente tolta l’opzione di disturbo e le possibilità di abbonamento ridotte a solo 2

  • $59 usd per usufruire del solo abbonamento digitale (in questo caso le scelte passarono dal 16% precedente al 64%)
  • $125 usd per usufruire sia dell’abbonamento digitale che dell’abbonamento cartaceo (le scelte passarono dall’84% precedente al 36% attuale)

I risultati, completamente differenti per la vendita dello stesso servizio, ci mostrano come le nostre scelte siano fortemente influenzabili da fattori esterni.

Inserendo una semplice opzione non razionale e di disturbo, le scelte dell’acquirente sono state fortemente influenzate ed hanno prodotto un risultato (peggiorativo economicamente in base alle reali preferenze) molto differente.

Il consumatore ha attivato inconsciamente la “modalità comparativa” del proprio ragionamento e, per un eccesso di informazioni da un lato e l’inconsapevole istinto di ottenere sempre ciò che è ritenuto “il meglio”, ha effettuato scelte di acquisto completamente differenti.

A questo link riporto il video in cui viene spiegato l’esperimento di cui sopra

https://www.economist.com/democracy-in-america/2009/05/22/the-importance-of-irrelevant-alternatives

Questo avviene in tutti i settori compreso quello su scelte di investimenti finanziari ove, le over informazioni che accumuliamo in ogni frangente, ci portano a distorsioni cognitive importanti.

I mercati, per definizione, cambiano di valore e di prezzo ogni istante: istintivamente tendiamo a fare raffronti se non quotidiani quantomeno settimanali o mensili sull’eventuale validità del nostro investimento.

“Se avessi venduto prima del Covid, se avessi comprato prima della risalita, se avessi comprato solo Apple o Amazon dieci anni fa sono solo alcuni dei consueti pensieri che, pressochè tutti, tendiamo a fare”

Il tutto per il semplice fatto che tendiamo a comparare ciò che è successo (ex post) o a verificare (ex ante) i rendimenti passati di un singolo titolo con un investimento diversificato che nulla ha a che vedere col corretto processo di investimento.

Le informazioni di “disturbo” sui mercati finanziari sono infinite, per natura purtroppo queste informazioni ci portano completamente fuori strada se non abbiamo dei processi comportamentali fissi e ben predefiniti ex ante.

Verificare la bontà di un investimento dopo 1-2-3 anni , in base semplicemente al momento in cui lo si verifica (che, nel 99% dei casi, è un momento di forte calo sui mercati, calo che attiva paure in ognuno di noi facendoci compiere spesso scelte irrazionali), è quanto di più sbagliato si possa fare in una pianificazione finanziaria ben strutturata e basata sugli obiettivi di vita di ognuno di noi.

Questo, ovviamente, non significa investire le proprie risorse su uno o pochi singoli titoli lasciandoli in portafoglio per proprie convinzioni personali (quanto di più sbagliato si possa commettere) o investire in prodotti diversificati ma inefficienti: significa strutturare ex ante, prendendosi tutto il tempo necessario, un piano finanziario predefinito in base a corretti canoni finanziari.

Sarà sufficiente una semplice manutenzione “ordinaria” (ribilanci di portafoglio quando necessari) per poter andare con serenità e tranquillità dritti verso l’obiettivo predefinito inizialmente: paura ed euforia vengono così eliminate grazie alla consapevolezza di aver, a priori, identificato la corretta modalità di approcciarsi agli investimenti.

Poche regole e processi predefiniti da seguire, massima semplicità nell’allocazione finanziaria e molta molta pianificazione finanziaria.

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